Intervista su Il Corriere della Calabria

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Al secolo sono Michelangelo (voce e chitarra), Valentino (basso e seconda voce) e Francesco (batteria), ma – dicono – «non è questo il punto». Il punto – affermano – non è neanche che in Calabria e non solo li conoscano come Dissidio o che nel corso della carriera costruita in anni di palchi e gavetta siano finiti a suonare con artisti del calibro di Cristina Scabbia (Lacuna Coil), Frankie HI-NRG, Ministri, Nobraino, Zen Circus, Giorgio Canali, Ricky Portera, Rezophonic.

Il punto è che a loro piace un sacco fare musica. Ma a modo loro.

Con concerti che si trasformano in spettacoli teatrali e vere e proprie performance teatrali che suonano indiscutibilmente rock. Esperienze che forse non c’è parola o descrizione che possa esaurire. Ma Dissidio – prova a spiegare Michelangelo – è anche «un progetto musicale, uno sfogo e un bisogno di poter cacciare fuori pensieri che magari tramite un discorso non riusciresti a esprimere. In questo senso, anche questa descrizione sarà incompleta. Fanciullescamente, è una cosa che ci piace molto». Poi c’è il gruppo che – continua – «è qualcosa a metà fra quello che è veramente e qualcosa di totalmente inutile come le nostre singole persone, quindi è difficile da descrivere. Diciamo che è qualcosa di totalmente inutile mischiato alla cosa più essenziale che ci sia».

DAI BANCHI DI SCUOLA AI PALCHI

Complessi da spiegare, ma travolgenti nelle loro performance live, i Dissidio hanno alle spalle una lunga gavetta e tanto lavoro. E tutto è iniziato quando?

Michelangelo: Io e Valentino suoniamo insieme dai tempi del liceo. Siamo una delle classiche band che suona dai tempi della scuola e ci siamo sempre sentiti condannati dal batterista mancante. Per anni abbiamo cercato la parte mancante di noi stessi. Fino al 2013 abbiamo suonato, abbiamo portato avanti determinati progetti, ma stavamo quasi per desistere quando è arrivato Francesco Procopio. Eravamo demoralizzati e convinti quasi che fosse arrivato il momento di mollare. Poi è arrivato lui, ci ha salvato e siamo risorti. Il misticismo di Francesco Procopio perdura e resiste.

Avete battezzato il vostro primo album con un titolo impegnativo, “This Orientamento”

Michelangelo: In realtà è un gioco, come del resto la maggior parte delle cose che facciamo. Un gioco di parole che dice il contrario di ciò che dice , a seconda di chi la legge. Lo puoi leggere come “disorientamento” o come “This orientamento”, che sarebbe “questo orientamento”. Chi è disorientato o chi ha bisogno di leggere “disorientamento” lo legge in un modo. Chi è orientato e sa perfettamente dove bisogna andare legge “questo orientamento”, quando ascolta il disco sa perfettamente di cosa si tratti, lo archivia e passa avanti.

La bussola dei Dissidio per orientarsi qual è?

Michelangelo: È una bussola che diventa immediatamente passpartout. È una bussola che non da indicazioni oggettive e assolute. Ognuno ascolta e ci trova dentro la propria direzione. Non c’è nessuna legge o regola precisa. Siamo tutto ciò che può essere altro.

TUTTA COLPA DEL CROWFOUNDING

La vostra bussola personale invece che vi ha portato a risultati più che discreti..

Michelangelo: Potremmo dire che a portarci qui sia stata una catena di casualità ma se vogliamo essere sinceri il segreto è ci siamo sbattuti parecchio e oggi ci sono risultati di cui siamo abbastanza felici e fiduciosi. Valentino: Risultati che per adesso sono positivi. Il disco sta andando bene su tutti i fronti, le recensioni sono tutte positive – tranne una a dire la verità -e speriamo che continui così.

Uno dei risultati di cui – si immagina – possiate andare più fieri è la pubblicazione dell’album, cui siete arrivati grazie alla raccolta fondi online tramite Musicraiser..

Michelangelo: Contavamo sul fatto che ci sarebbe stato un feedback da parte di tutto quel pubblico che abbiamo coltivato nel corso di quel pezzo di vita in cui abbiamo suonato. Quando abbiamo lanciato la raccolta fondi su Musicraiser, il progetto Dissidio andava in giro per la Calabria già da due anni, quindi non dubitavamo di trovare qualcuno che ci potesse aiutare. Il progetto è andato in porto nonostante ci fosse più di uno scettico sulla possibilità di realizzare concretamente la cosa. Certo, non eravamo felicissimi di essere obbligati a far ricorso al crow founding per far nascere il primo disco, ma è stata in ogni caso una soddisfazione.

Per altro permette di avere anche immediatamente il polso della situazione..

Michelangelo: Assolutamente, il feedback è immediato. Capisci subito se effettivamente quello che stai facendo abbia senso per gli altri. Quando hai senso solo per te stesso, puoi tenere duro per un po’, poi le alternative sono poche. O impazzisci, o lascMUSICA CHE SI FA TEATRO, CHE SI FA ALBUM, CHE SI FA VIDEOCLIP, CHE SI FA FILM

Chi vi apprezza, vi sintetizza in “musica che si fa teatro”. Vi riconoscete in questa definizione?

Michelangelo: Assolutamente sì. Nonostante esistano molti termini complicati per definire quello che facciamo, il nostro è un istinto molto fanciullesco. Siamo dei bambini a cui piace giocare e comunicare giocando. Siamo dei bambini che guardano questa realtà così complicata e la interpretando sul palco mischiando teatro, musica, quello che passa loro per la testa.

Mario Vitale della Bunker film è stato in grado di capire subito le regole del gioco?

Michelangelo: Mario è un’altra conoscenza che ci portiamo dietro da oltre dieci anni. Lui è più grande di noi, lo abbiamo conosciuto quando noi eravamo al liceo, mentre lui era già “grande”. Quando gli abbiamo parlato dell’idea di illustrare ogni traccia dell’album con dei video prima ha fatto un sospiro di rassegnazione, poi non ha potuto fare altro che dire di sì. Abbiamo iniziato a lavorare e siamo riusciti a pubblicare un video ogni 13 del mese sul nostro canale YouTube. Venerdì 13 Novembre è uscito il nuovo video nonché decimo capitolo chiamato “Se si sa si sa, sai?” e anche il lungometraggio dovrebbe vedere la luce a breve. Dopo gennaio metteremo insieme tutto quanto e diventerà un’unica opera.

DA BLOB AI LINEA 77 A/R

Da Lamezia siete arrivati su palchi molto lontani e avete suonato con un sacco di gente come i Linea 77, Cristina Scabbia (Lacuna Coil), Frankie HI-NRG, Ministri, Nobraino, The Zen Circus, Giorgio Canali, Ricky Portera, Kutso, Rezophonic. Nemo propheta in patria o solo voglia di allargare orizzonti?

Siamo stati scelti per aprire i concerti di molte band e ci ha gasato un sacco questa cosa. Ad esempio, i Linea 77 sono il gruppo che ascoltavamo fin dalle scuole medie e ci siamo ritrovati ad aprire il loro concerto. Ma aspettiamo il giorno in cui apriremo le esibizioni dei Korn, di Beethoven e una messa a casaccio per sentirci davvero arrivati.

Meglio aprire per i Linea 77 o finire su Blob?

Valentino: Per me è abbastanza semplice… Voto Blob. Michelangelo: Noooo… ma come Blob? Quella sera io ero al cinema, lavoravo come cassiere ed è stata mia sorella ad avvertirmi. I miei colleghi non sapevano cosa facessi, non sapevano nulla del mio progetto. Non avevo nessuno a cui dirlo, il mio turno durava ancora due ore e stavo uscendo completamente pazzo. La mia quindi è stata un’esperienza assurda, quasi tragica, quasi un pari merito con i Linea 77. Ma con loro è stata unica. Durante il nostro concerto abbiamo visto che stavano tutti lì a guardarci, il batterista dei Linea ci stava addirittura anche facendo il video. Per me è una cosa che non ha assolutamente senso, l’uomo che io ascoltavo alle medie mi stava facendo il video. Credo di essere diventato alto 8 metri e 97, quindi.. voto Linea 77.

IL SUPERPOTERE DELLA MUSICA

Per una band indipendente calabrese quanto è complicato raggiungere certi risultati?

Michelangelo: È complicato nella misura in cui lo percepisci come complicato. Se noi cinicamente mettessimo nero su bianco tutto quello che abbiamo fatto e che facciamo tutt’oggi, risulterebbe qualcosa di molto complicato. In realtà mentre carichi la macchina alle 4 del mattino per fare 150 chilometri e tornare indietro, mentre incastri impegni per provare, raccogli i soldi per registrare un disco, semplicemente ci credi, ti piace , è bello, quindi non pesa. Credo sia solo una questione di amore verso quel che si fa. Ed è questo amore che ti da una forza innaturale, sovrumana, quasi un superpotere. Non c’è nessuna ragione razionale che spinga un uomo a fare arte, non c’è nessuna ragione razionale. È un bisogno.

Esiste una scena in Calabria che supporti e faccia da catalizzatore ai progetti di chi fa musica?

Michelangelo: Scena è una parolaccia, perché non si capisce mai cosa voglia significare. Oggi in Calabria ci sono una serie di persone che si rimboccano le maniche e credono nella musica, nella cultura e si impegnano concretamente perché esistano questo genere di realtà. Il collettivo (L)imitazione di Reggio Calabria è uno degli esempi più concreti di questo impegno.

Alessia Candito – a.candito@corrierecal.it

Fotografie: KarmaPh

Fonte: https://social.shorthand.com/CorrCalabria/ngQp1rxk3c/calabria-off-or-i-dissidio-e-quella-bussola-per-this-orientarsi